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A questo caldo africano e all’aria condizionata dedico invece questo pezzo apparso su Il Giorno e la Fregola risottata allo zafferano con le vongole

8 luglio 2017

Tra le semi sciagure indotte dalla stagione calda, troppo calda, c’è anche l’aria condizionata. E non è certo l’apparecchio in sé a creare problemi.

Più o meno sofisticato, il condizionatore altro non è che una “scatola” che emette aria più o meno fredda. Poi c’è un motore, da me detto anche “coso”, che nei condomini di città staziona di solito nei balconi delle case e così, in certi cortili, nei silenziosi pomeriggi o nelle taciturne notti d’estate, provoca un ronzio affatto soffuso, al punto che pare di stare nella stiva di una motonave in mare alto. Io, sul balcone condominiale che dà sul cortile interno, preferisco tenere forsizie, rosmarino e ibisco, ma in compenso in casa ho un caldo boia.

L’unico momento di refrigerio, dentro la mia dimora, è dato dall’apertura più o meno compulsiva di frigo e freezer, nonché dall’azione intermittente di timide pale appartenenti a sparuti ventilatori. Ma non vogliono essere gli apparecchi di refrigerazione l’argomento dell’odierna riflessione, bensì ciò che essi emettono. Ovvero il fluire incondizionato – o assente – di aria più o meno fredda: è quella che genera liti sorde, sentite appartenenze, inedite complicità che ogni estate mi affascinano e spesso mi coinvolgono.

È su quel freddo fasullo e ormai dilagante infatti che si scatenano gli istinti più brutali. Robe da far impallidire il più acceso derby calcistico. C’è chi senza aria condizionata non muove un dito. E chi la odia pervicacemente. Nel mezzo, matrimoni che finiscono, amicizie che si spezzano, sordi rimbrotti di chi non osa chiedere – indifferentemente – di accendere o di spegnere…

Può succedere di tutto, durante un’estate particolarmente afosa, ma è quello l’argomento “caldo”, in casa e fuori. Luoghi comuni e frasi fatte si sprecano e, lo confesso, sono la parte che mi diverte di più! <Ma ti pare che io debba vestirmi per andare in ufficio?>. <Magari non fa bene, ma accendi che sennò schiatto>. <Ah, io do una pompatina due o tre ore prima di andare a letto così poi almeno dormo>. <Ti pare il modo? In certi negozi si formano i ghiaccioli! E tu ci entri fradicia!>.

È in taxi però che la querelle sull’aria condizionata dà il meglio di sé. C’è il conducente irremovibile che grondando sudore da ogni poro, con frasi mozzate dalle folate sciroccose provenienti dai finestrini abbassati, ti spiega con dovizia anatomica gli acciacchi che gli impediscono di accenderla. Tu fai buon viso, sinceramente compresa da tanta artrosi, mentre una promessa di congiuntivite da colpo d’aria ti intacca già l’occhio destro.

E poi c’è il conducente polare, quello che tiene cioè una temperatura sotto i 10 gradi e durante il tragitto – da dietro – assume via via ai tuoi occhi fattezze da pinguino.

Infine c’e quello che gioca sull’equivoco: tu sali, è molto freddo così, con gentilezza ma con il tono fermo di chi alla fine deve pagare, chiedi: <Scusi, può abbassare l’aria>. Lui accosta, si volta, e risponde: <Abbassare in che senso? Vuole più freddo?>.

Già, non bastano le polemiche, non bastano le agguerrite fazioni, non basta che provochi la cervicale ma che in certi momenti costituisca l’unico modo per sopravvivere, digerire o pensare, l’aria condizionata è fetente fino in fondo, perché se dici: <Spegni>, è chiaro cosa intendi. Ma se la vuoi semplicemente un po’ meno gelida, cosa dici? La voglio più alta o più bassa?

E all’aria condizionata, a tutte le beghe e al sollievo che dà, dedico questo primo piatto he nel sapore ricorda (e fa sognare il mare) il mare (proprio come nello spot in tv con Cannavacciuolo!).

 FREGOLA RISOTTATA ALLO ZAFFERANO CON LE VONGOLE

Cosa ti serve (per 4 persone)

350 g di fregola sarda

1 kg di vongole freschissime

1 bustina di zafferano

2 spicchi di aglio

1 mazzetto di prezzemolo

olio extravergine d’oliva

brodo vegetale o di pesce q.b.

sale e pepe nero macinato al momento

Come devi fare

Metti a spurgare in acqua fredda e lievemente salata le vongole ancora chiuse. Cambia l’acqua un paio di volte. Versa un poco di olio e uno spicchio di agli pulito in un’ampia padella, buttaci le vongole per schiuderle, sale e pepe.

Sgusciane due terzi e tieni da parte le une e le altre; filtra con un colino a maglie strette oppure con un figlio di carata di cucina il liquido delle vongole.

Metti sul fuoco il brodo vegetale o di pesce e aggiungici il liquido filtrato. Porta a bollore.

Nel frattempo, versa in un tegame per risotto un poco di olio, l’altro spicchio di aglio spellato e tritato finemente, poi la fregola. Cuocila per il tempo indicato nella confezione, aggiungendo via via brodo caldo, proprio come per fare il risotto. Nell’ultimo mestolo di brodo sciogli la bustina di zafferano e irrora la fregola. Quando la pasta risottata è cotta, aggiungi le vongole sgusciate, mescola, spegni e poi cospargi di prezzemolo lavato, mondato e tritato finemente.

Quando impiatti, decora con alcune vongole col guscio, una macinata di pepe e servi.

 

 

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