Libri Verdure & C.

Agata tradita trova consolazione ai fornelli. E io le dedico questa focaccia con le cime di rapa. A sorpresa, come la seconda occasione che le cambierà la vita

13 Dicembre 2015

Si tratta di un libro, anzi di una bella idea regalo per chi ama regalare storie, sogni, pagine con dentro la vita come vorresti che fosse (perché cos’altro sono i romanzi di evasione, se non questo?).

Si chiama La felicità mi aspetta (e questa volta non farò tardi), editore Sperling&Kupfer, lo trovate in tutte le librerie, costa solo 18,90 euro ed è disponibile anche in ebook.

L’autrice, Chiara Pelossi Angelucci,  l’ho conosciuta perché è “anche” una madre coraggio, che ha sempre avuto la forza di affrontare i 70 interventi (in 5 anni) della sua bambina col sorriso: sorriso vero e sorrisi di carta, visto che a quell’esperienza (a lieto fine) ha dedicato almeno un altro paio di libri in cui si ride molto.

L’ho fatta intervistare quando curavo le storie di vita vissuta come caporedattore a Tu Style; mi colpì la serenità e l’intraprendenza di questa donna. Che ora ha intrapreso l’impervia strada del romance e ce l’ha fatta! Che tempra!

Il libro mi ha così colpito e divertito che gli ho dedicato anche l’ultima rubrica su Il Giorno, quella di venerdì. La rubrica, per chi non la conoscesse, in cui combino di tutto un po’ (emozioni in special modo) con una ricetta. Perché da me tutto finisce… in pentola, come è noto.

Lì, in quella sede, ho abbinato la recensione di questo libro ai Cartocci natalizi di branzino con cime di rapa; qui mi viene da accostare ad Agata – la protagonista del libro – questa focaccia “a sorpresa” alle cime di rapa. Una psicologa avrebbe di che lavorare: perché questo libro mi stimola sempre ricette con la sorpresa? E soprattutto perché sempre piatti con le cime di rapa?

cime rapa crude

Ma lasciamo l’incarico alle psicologhe, appunto…

E noi andiamo avanti con la recensione di un libro divertente, ma che fa anche pensare. Pensare a come si può ridurre un matrimonio, per esempio. Anche – e soprattutto – quando dietro c’è stata una bella e grande storia d’amore…

Restano solo misere briciole a cui io personalmente non sono preparata, ma a quanto ho letto nemmeno Agata lo era…

Il marito la tradisce e la cancella dalla sua vita. Come molte donne in queste condizioni, Agata perde il suo senso. Che ritrova cucinando (e qui sì che mi è scattata l’empatia!). Ma non mi è piaciuto solo per questo, il libro.

Confesso: io ho una debolezza (anzi, ne ho tante, ma questa le batte tutte) e sono i romanzi d’amore con il cibo dentro. Libri, insomma, in cui si raccontano storie che sullo sfondo hanno sempre un forno, un mestolo, un set di coltelli.

Questo genere letterario non è dovuto soltanto al recente e inarrestabile protagonismo che vede le nostre vite ormai scandite da chef e ricette. Già negli anni ’70 mi colpì al cuore Come l’acqua per il cioccolato, in cui la scrittrice messicana Laura Esquivel mescolava sapientemente lacrime e cipolle, goloso fondente e sofferti sospiri.

A questo volume sono seguiti migliaia di titoli: modestamente credo di averli letti quasi tutti. Sono ambientati a Londra o a New York, nel cuore dell’Irlanda, in Toscana o nel Sud del mondo. Qualcuno resterà, molti si perderanno.

Sono pervasi di volta in volta dal profumo di limone, di zafferano o di baccalà. Possono essere pagine tenere come un filetto o nostalgiche come lo zucchero filato. Quasi sempre sono storie romantiche, spesso sono piccanti come il peperoncino, perché l’amore “è” peperoncino.

Di pasticcere deluse, chef innamorate, casalinghe provette ai fornelli e disastrose a letto (o viceversa) sono pieni diversi scaffali della mia biblioteca.

Questo vi troneggia con una cover che – se ami il genere – ti prende subito (vedi in home page): c’è lei, a occhi chiusi, che assaggia rapita quello che immagino essere un sughetto delizioso.

Tra verdure dell’orto e piatti gourmand, tra un bacio, un equivoco e un dispetto, in La felicità mi aspetta (e questa volta non farò tardi) di Chiara Pelossi Angelucci (Sperling&Kupfer) si snoda una serie di personaggi minori che tengono incollati alla pagina, finché il destino servirà su un piatto d’argento l’agognata e meritata seconda possibilità.

Non voglio svelare altro. Se non che… qui nessuno arriverà in ritardo.

Ed ecco invece la mia Focaccia alla cime di rapa che non si vedono, proprio come la seconda occasione: sei triste perché non pensi mai che possa esistere… e invece poi la vita ti coglie di sorpresa!

Focaccia rustica alle due ricotte, con cime di rapa (che non si vedono)

focaccia cimette

Cosa ti serve

2 rotoli di sfoglia di pasta da pane già pronta (così fai prima! e in giro ce n’è della buonissima!)

un grosso mazzo di cimette di rapa o meglio ancora friarielli (così li chiamano a Napoli, ma una differenza c’è: queste ultime sono più tenere e, per me, saporite)

2 peperoncini freschi piccanti

un poco di peperocino macinato

1 spicchio di aglio

60 gr di ricotta salata

100 gr di ricotta fresca di mucca

4 cucchiai di olio extravergine d’oliva

sale

Come devi fare

Comincia col pulire e lavare bene le cimette o i friarielli (a seconda di cosa trovi o scegli). Porta a bollore una grossa pentola con acqua, buttaci la verdura, salando un poco, quando bolle, e lascia cuocere per circa 10 minuti.

Dopidiché scola bene la verdura e anzi, lasciala a perdere tutta l’acqua in un colino. Quando sono ben scolate e strizzate, sminuzzale con un coltello su un tagliere.

Accendi il forno a 180 gradi.

Nel frattempo, pela l’aglio, versalo con l’olio in un’ampia padella, buttaci anche e i peperoncini sminuzzati e poi le cimette ben scolate. Fai rosolare per alcuni minuti, sala solo alla fine. Spegni e lascia intiepidire.

Prendi il primo rotolo di pasta e disponilo in una tortiera rotonda, con la sua carta da forno (di solito è in dotazione col rotolo di pasta)… Pratica alcuni buchetti sul fondo e tieni da parte.

Versa ora le cimette in un’ampia ciotola in cui verserai anche la ricotta fresca e poi quella salata grattugiata grossolanamente. Mescola delicatamente fino a incorporare il tutto, aggiusta di sale e di peperoncino, se è il caso, aggiungendo un poco di quest’ultimo in polvere (se la torta è piccante è meglio, proprio come l’amore! che infatti se è piccante magari si conserva un po’ di più).

Versa ora l’impasto nella tortiera foderata di pasta da pane già stesa e bucherellata e srotola sopra l’altra confezione di pasta. Sigilla bene i bordi delle due “paste” e mentre li sigilli pizzicali, così si formerà una deliziosa frappetta. Pratica alcuni buchi coi rebbi di una forchetta anche nella parte superiore della pasta.

Inforna e cuoci la torta per circa 30 minuti. Servila tiepida: è squisita.

 

 

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