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È arrivato l’autunno, facciamo l’appello in dispensa e in cucina. E prepariamo la salsiccia con l’uva rossa

27 Settembre 2016

È arrivato l’autunno, facciamo l’appello in dispensa e in cucina. Sarò fissata, ma a me il passaggio dall’estate all’autunno incanta. Io capisco che l’estate è finita – per esempio – quando la tavoletta di cioccolata, tenuta nella credenza e non più in frigorifero, se spezzata con le mani fa un certo rumore, secco e inconfondibile.

Fuori, la luce si affievolisce come una lampadina che sta cedendo. L’aria – tutt’a un tratto una mattina – diventa lievemente frizzante, proprio come la minerale. E il mercato, oggi, sembrava una tavolozza: il verde delle insalate lasciava il passo ai baffi rossi del variegato radicchio; su tutti dominava il blu-violaceo di prugne e uva nera, con pennellate d’arancio delle affidabili zucche.
Il profumo dominante, invece, era quello delle mele: inconfondibile e rassicurante come la voce di chi ami.

Colori che diventano odori, e odori che diventeranno sapori, in una catena infinita che non conosce tregua e che ci conduce dritti dritti nella mia cucina, dove questa è anche la stagione di irrinunciabili riti. Come l’appello muto a utensili e coltelli, pentole e padelle. Ne controllo lo stato e la funzionalità, qualcosa verrà scartato, altri pezzi passeranno la revisione (proprio come le auto).

Poi è la volta della dispensa, che passo in rassegna con puntiglio e rigore per controllare lo stato dei cibi e la data di scadenza: l’estate, si sa, è una stagione un po’ distratta… Ma qualcuno sa dirmi perché le date di scadenza dei cibi sono stampigliate nei posti più assurdi della confezione? E perché, quando credi di aver trovato la data in coda all’elenco degli ingredienti e alla ragione sociale, trovi la scritta: “la data di scadenza è riportata a lato della confezione”. Non facevano prima a indicarla proprio lì dove mi era caduto l’occhio?!

E ti va ancora bene se, di lato, non c’è la cucitura del sacchetto che si “mangia” proprio l’anno… Per non parlare di quanto sono scritte in piccolo queste benedette date: per capire se una scatola di ceci avesse già tirato le cuoia non sono bastati gli occhiali, ho dovuto ricorrere alla lente di ingrandimento…

La contrarietà si spegne quando vedo che alcune foglie, fuori dalla finestra, cominciano a tingersi di giallo. Presto cadranno, per ora stanno lì a ricordarti il bosco esiste, anche se vivi alla Bicocca.

PADELLATA DI SALSICCIA all’UVA ROSSA

Cosa ti serve

500 g di salsiccia di maiale a nastro

un grosso grappolo di uva rossa

4 cipolle rosse

2 cucchiai di olio extravergine d’oliva

sale e pepe nero macinato al momento q.b.

Come devi fare

Sgrana l’uva, lava bene gli acini sotto acqua corrente, asciugali e tagliali a metà, togliendo i semini. Tieni da parte, raccogliendo anche l’eventuale succo che si forma. Pela e taglia a fette sottilissime la cipolla. Prendi un’ampia padella antiaderente, versaci l’olio e fai appassire la cipolla dolcemente e a lungo, aggiungendo via via un poco di acqua calda e lasciandola poi assorbire. Aggiusta di sale e pepe nero macinato al momento. Cuoci per circa 30-40 minuti.

Nel frattempo taglia la salsiccia a tocchetti non più lunghi di 2 o 3 centimetri e buttali in una padella antiaderente, rovente. Falli rosolare molto bene a fuoco vivo (senza bruciarli) poi abbassa e continua a rigirare i pezzi di salsiccia. Quando sono cotti, trasferiscili nella padella della cipolla, scolandoli del grasso che avranno rilasciato e poi aggiungi in padella anche gli acini di uva rossa tagliati a metà. Mescola, cuoci ancora un paio di minuti e aggiusta di pepe, se necessario. Servi caldissimo.

 

 

 

 

 

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