Primi

E’ iniziato Expo e io ho fondato La Repubblica del matterello!

1 Maggio 2015

È nata una nuova testata online, si chiama The Italian Mood, sotto la direzione del bravo amico Severino Bruno Fara.

Per questa testata ho scritto un articolo in cui ho lanciato La Repubblica del matterello, concetto che mi sta molto a cuore (come si può vedere anche nell’homepage di questo sito, in cui appaio con la mia bambina quando era piccola e un bel matterello in primo piano: stavo insegnandole a fare la sfoglia! A proposito: grazie per avermi scritto in tanti!!!! Presto metterò le lettere e le ricette più belle!).

Cliccate: http://www.italianmood.eu e leggete!

Cosa si fa col matterello? Questi buonissimi maltagliati con i piselli, per esempio.

maltagliati

Un piatto di stagione, fatto con piselli rigorosamente sgranati da te; per la pasta vedi tu, ma fatta a mano è meglio! E il matterello si impone!

Maltagliati coi piselli freschi

Cosa ti serve

  • 250 gr di maltagliati all’uovo, freschi (se li vuoi fare tu, ti servono 250 gr di farina 00, 2 uova intere e un tuorlo)
  • 800 gr di piselli freschi ancora nel baccello
  • 1 fetta spessa di pancetta fresca e magretta
  • 2 coste di sedano
  • 1 carota
  • 2 cipollotti
  • 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • una tazza grande di brodo vegetale ristretto
  • 2 tazze di acqua calda
  • 2 pomodori maturi non troppo grandi
  • parmigiano grattugiato
  • sale e pepe da macinare al momento

Cosa devi fare

Comincia sgranando i piselli, che raccoglierai in una ciotola e terrai da parte. Se devi fare la pasta, disponi la farina a fontana e rompici al centro le uova e il tuorlo. Con una forchetta comincia ad amalgamare uova e farina finché passerai ad impastare con le mani, lavorando l’impasto a lungo, finché verrà elastico e liscio. Coprilo con pellicola da cucina e intanto lava, spunta e taglia i cipollotti, il sedano e la carota. Taglia anche la pancetta a dadini. Fai sbollentare i pomodori per poterli pelare meglio e tagliuzzali grossolanamente. Versa verdure e pancetta in un tegame alto di media grandezza che avrai unto con poco olio. Fai rosolare il soffritto, piano piano, aggiungendo poca acqua, se serve. Tira la pasta, con il matterello o con l’apposita macchinetta. Poi tagliala con il coltello come per fare delle tagliatelle, che taglierai a loro volta in diagonale per ricavare dei rombi inesatti: sono i maltagliati. Mettili ad asciugare su un panno. Quando il soffritto è pronto, aggiungi i piselli, aggiusta di sale, e fai insaporire bene per qualche minuto; poi versa la tazza di brodo che dovrà essere tiepido, copri e fai andare per circa 15 minuti: il tutto deve sobbollire e se asciuga troppo – o comunque quando i piselli sono quasi cotti – aggiungi altre 2 tazze di acqua calda. Porta a bollore e butta i maltagliati, che hanno bisogno di pochi minuti di cottura. Aggiusta di sale e spegni. Lascia riposare qualche minuto e impiatta, aggiungendo, pepe fresco macinato al momento, un filo di olio a crudo e, se piace, una spolverata di parmigiano grattugiato.
Piatto che mi ha ispirato il pezzo che segue, apparso nella mia rubrica su Il Giorno di oggi, venerdì 1 maggio.

Quel rumore delle stoviglie in tavola in certe sere di maggio

C’è un momento, nelle miti sere di primavera, quelle che si aprono a maggio, per intenderci, che rivela un rumore particolare, a me caro e familiare. È lo sbattere lieve delle stoviglie quando nelle case si apparecchia la tavola per la cena.

A Milano riecheggia nei cortili di ringhiera, soprattutto. Ma nemmeno i condomìni in centro ne sono esenti, se si ha la pazienza di starlo a sentire questo sfarfallìo di ceramiche e porcellane di uso quotidiano che annuncia e promette profumi, chiacchiere, rimbrotti e battibecchi delle persone riunite a consumare il pasto. Complici sono le finestre che timidamente si aprono alla stagione, a una brezza lieve, ancora acerba e ancora un po’ avvinghiata a un’intimità che sa d’inverno. Magari, a volte, quel rumore è inquinato dal vocìo di un telegiornale, da una moto che passa o un’auto che frena, ma quando è puro è magia pura.

È la firma sul giorno che se ne va, sono i titoli di coda di un film che non potrai rivedere, e che è ancora troppo presto per dire se ti è piaciuto o meno. Non so perché, quell’ora e quel rumore a me ricordano tanto Giovanni Pascoli e i suoi versi, che sono apparentemente cantilenanti, ma di fatto tanto moderni. E mi ricorda le case di campagna, della “mia” campagna, sul far della sera. Preparare la tavola all’arrivo del cibo era ed è un insieme di gesti che mettono in scena l’attesa: una volta attovagliati, piatti, posate, bicchieri e caraffe se ne stanno lì, immobili; altro non possono fare se non aspettare… in compagnia del pane.

E quale pietanza potrà mai approdare nel piatto in una tiepida sera di maggio, se non questa fresca minestra? Una zuppa che ha i profumi della stagione, che è consolante sì, ma anche un po’ sgarzolina con il giallo acceso dei maltagliati fatti in casa e il verde squillante dei piselli freschi, finiti in pentola direttamente da baccelli croccanti, sgranati rigorosamente con le proprie mani.

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