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Per i Giorni della Merla niente di meglio che questi Medaglioni di polenta con fondutina di formaggio e cavolo nero. Così buoni, da far dimenticare certe notizie…

4 Febbraio 2019

La riflessione che oggi accompagna la mia ricetta forse non piacerà a tutti. Ma l’altra sera mi è andata letteralmente di traverso la cena quando ho sentito al telegiornale che adesso è legittimo dire: “esco il cane”, anziché “porto fuori il cane”. E, alla stessa stregua, sarebbe consentito dire anche: “siedo il bambino”.

Una scorrettezza benedetta addirittura dall’Accademia della Crusca, cioè l’istituto preposto allo studio e alla conseguente difesa della nostra lingua. Per fortuna, poco dopo, l’Accademia stessa sentiva il bisogno di precisare che aver sdoganato i verbi di moto usati in modo transitivo è tendenza riferita esclusivamente all’italiano parlato; che se uno studente scrive così in un tema sbaglia e l’insegnante è autorizzato a segnarlo errore.

Certo, la lingua è cosa viva e come tale può e deve mutare, mescolarsi con altre lingue, evolvere e modernizzarsi. Prova ne è che, se prendete un testo scritto nell’800 e lo comparate con uno odierno, rischiate di farvi due sane risate. Meno male che certe ingessature linguistiche le abbiamo abbandonate insieme con i cerchi delle sottogonne.

Ma occhio: ciò che è vivo rischia di morire! E si può morire per troppa rigidità, restando eccessivamente ancorati al passato, ma si muore anche per troppa… evoluzione. Tant’è che la stessa Accademia ha avuto modo di precisare che: “è proprio la stabilità di una lingua a impedirle di correre il rischio di sparire”.

Non per fare la bacchettona, ma io questa stabilità la agogno. Già viviamo ogni giorno l’agonia del congiuntivo; troppo spesso la consecutio accusa cenni di malessere; gli strafalcioni imperano nel linguaggio raffazzonato dei social; con l’inglese andiamo a nozze, consumando però spesso adulteri che non stanno né in cielo né in terra e nemmeno su un dizionario british… Insomma, concedetemi un corale appello: almeno l’itagliano, sallo!

A corollario di queste riflessioni, ho scelto una pietanza adatta ai freddi “giorni della merla”, nonché tipicamente italiana: la polenta.

Medaglioni di polenta con fondutina di formaggio e cavolo nero

Cosa ti serve:

250 g di polenta precotta
1 caspetto di cavolo nero
60 g di mandorle a lamelle (facoltative)
250 g di passata di pomodoro
uno spicchio di aglio
4 cucchiai di olio evo
120 g di fontina
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
latte q.b.
sale e pepe

Come devi fare:

Per prima cosa cuoci la polenta seguendo le istruzioni sulla confezione. Quando è pronta, versala su una placca foderata di carta da forno e fai uno strato uniforme alto circa mezzo centimetro; lascia indurire.

Pulisci e lava il cavolo nero, tagliandolo a striscioline che sbollenterai per circa 10 minuti in acqua salata. Quindi lo scoli e lo fai saltare con metà dell’olio e l’aglio in un padellino antiaderente. Spegni e tieni in caldo.

Prepara il sughetto, facendolo restringere nel restante olio, con un pizzico di sale e pepe. In un pentolino a parte, sciogli bagnomaria la fontina a dadini, con il parmigiano e poco latte, fino a ottenere una fondutina che terrai in caldo.

Con un bicchiere o un coppapasta ricava dalla polenta ormai indurita tanti dischetti che disporrai sormontati a 2 a 2 nei piatti, versandoci sopra un poco di cavolo stufato e la fondutina; e aggiungendo una cucchiaiata di sugo e qualche lamella di mandorla.

 

 

 

 

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