Pesci

Tra una lavatrice in centrifuga e i destini del mondo, una teglia mi salverà

8 Luglio 2015

È un’esperienza abbastanza recente per me, ma così intensa che credo di aver già capito che cosa significhi lavorare da casa per una donna.

Prima che la vita mi portasse a sperimentare questa condizione, mi è capitato di leggere uno dei racconti di Alice Munro, meritatissimo Premio Nobel, nella raccolta dei Meridiani Mondadori. Più o meno, l’acuta scrittrice canadese sostiene che quando un uomo lavora in casa, questa si chiude a bozzolo intorno a lui, a cominciare dalla porta dello studio, la cui soglia è ammantata di sacralità. Tutto ciò per agevolarne la concentrazione, preservarne l’isolamento, facilitargli il compito di produrre.

Quando è la donna, invece, a pretendere di coltivare una consuetudine tanto bizzarra, beh, la casa… non ha più pareti (e poco importa se questa non è la Munro bensì Gino Paoli: il senso è proprio quello!). Se è lei che deve concentrarsi e produrre – che si tratti di scrivere, far di conto o gestire un pacchetto di clienti – dalla porta dello studio entrano con prepotenza le esigenze di tutta la famiglia, cane compreso: dalle più elementari e/o fisiologiche, del tipo: cosa c’è da mangiare? dov’è finita la mia maglietta con la scritta “chi la fa, l’aspetti”? chi ha spostato il carichino del cellulare? sei andata in Posta?) a quelle che viaggiano sul filo dell’attualità più stretta: ma tu credi davvero che finiremo come la Grecia?

Lavatrici in centrifuga, bistecche da scongelare, citofoni che suonano come campane nel giorno dell’Ascensione e tu che vorresti solo finire una frase, una piccola, semplice, magari non insulsa frasetta. Che non cambierà certo i destini del mondo, ma – se ha senso compiuto – ti consentirà di chiudere il pezzo.

Oggi, per non perdere il filo, ho chiuso a chiave la porta dello studio. Risultato: mi hanno urlato in tre che bisogna  ricordarsi di chiamare il fabbro… Ora che ho riaperto, e spiegato che quella rotta non era la porta, addio filo. Meglio rifugiarsi in cucina, allora, e preparare queste deliziose acciughine. Dovranno stare in forno dai 15 ai 20 minuti: riuscirò nel frattempo a inviare quel paio di mail?

Teglia di acciughe impanate con filetti di pomodoro e capperi

Cosa ti serve (per 4 persone)

  • 24 acciughe fresche
  • 30 pomodorini ciliegini o perini rossi e sodi
  • 5 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • 2 cucchiai di capperi sotto sale
  • 80 gr di pangrattato (meglio se pane integrale secco, grattugiato al momento)
  • 1 limone
  • 1 ciuffo di prezzemolo
  • 1 ciuffo di timo
  • 1 spicchio di aglio
  • sale e pepe o peperoncino macinato

Come devi fare

Lava e pulisci le acciughe sotto l’acqua corrente, aprendole a libro e tamponale delicatamente per asciugarle. Lava e taglia a filetti i pomodorini e mettili a perdere acqua in un capiente colino. Risciacqua i capperi e asciugali.

Accendi il forno a 180 gradi.

Lava e asciuga prezzemolo e timo; pulisci l’aglio; spremi il succo del limone, privandolo dei semi.

Prepara il pane grattugiato e mettilo in una fondina in cui aggiungerai il battuto di prezzemolo, aglio e timo, 3 cucchiai di olio, il succo di limone, sale (poco, visto che poi aggiungerai i capperi) e pepe o peperoncino e mescola fino a ottenere una pappetta in cui passerai ogni singola acciuga, da entrambi i lati. Disponi le acciughe impanate in un’ampia teglia unta con un cucchiaio di olio, in un solo strato o appena sovrapposte, cospargi con i filetti di pomodoro e i capperi, irrora con il restante olio e inforna per circa 15 o 20 minuti, finché il pane formerà una crosticina dorata. Servi caldo o tiepido.

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