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Un monopattino e tanta pazienza e queste Trofie al pesto di mentuccia e pomodorini essiccati. Perfette per una sera d’estate

4 Agosto 2019

Girando per le vie di questa poliedrica città, specie d’estate non è improbabile imbattersi in bipedi umani che sfrecciano su una piattaforma mobile, dotata di ruote e manubrio, che va sotto il nome di monopattino.

Finché il guidatore dell’oggetto appena citato ha dai 5 ai 9 anni, passi. Quando ha passato i 30 ed è pure in giacca e cravatta, sento che ci deve per forza essere qualcosa che non va attorno a noi.

Io – che sono di vedute abbastanza larghe tranne quando devo dividere il marciapiedi con altri esseri ambulanti che non siano pedoni come me, ma che come tutti i milanesi che vanno a piedi sono giocoforza venuta a patti con i ciclisti che fuoriescono dalle piste ciclabili loro dedicate – di fronte ai monopattini sfreccianti utilizzati da adulti dall’aria altrimenti impeccabile devo fare appello a tutta la mia pazienza.

Così, per ingannare il senso di rabbia e impotenza che mi ha colta quando due mattine fa le mie già fragili caviglie hanno rischiato grosso dopo averne schivato uno sotto casa, mi sono documentata.

Credevo che il monopattino fosse un’invenzione di tempi recenti; mi sbagliavo. A scopo puramente lucido questo mezzo di locomozione vanta prototipi già nell’800, quando fu ideato come giocattolo per bambini. Apprendo poi che oggi, invece, è stato eletto quale mezzo di “trasporto urbano simbolo” per chi va di fretta e cerca così di aggirare le insidie del traffico “nel rispetto di un’ottica green”.

Leggo anche, però, che al momento i monopattini non dovrebbero circolare sui marciapiedi riservati ai pedoni e che, in quanto “acceleratori di andatura” sono soggetti alle regole del Codice della Strada (articolo 190) come ogni altro mezzo. Fino a legge contraria, all’esame del Senato… Vogliamo ricordarcene? (ndr: se ne saranno ricordati perché la legge è stata discussa proprio subito dopo che ho pubblicato questori articolo su Il Giorno, dove tengo la rubrica Un’emozione, una ricetta!)

Intanto, oggi propongo questa profumata pastasciutta che aiuta a esercitare la pazienza. Scopriamo perché…

Trofie al pesto di mentuccia e pomodorini essiccati

Cosa ti serve (per 4 persone):

320 g di trofie, meglio se fresche;
30 pomodorini ciliegini;
1 mazzo di mentuccia fresca;
3 cucchiai di pinoli;
1 cucchiaio di pecorino romano grattugiato e 30 g dello stesso formaggio in scaglie;
6 cucchiai di olio extravergine di oliva;
1 pugno di fagiolini bolliti;
sale grosso e pepe bianco q.b.

Come devi fare:

Lava e taglia a metà i pomodorini ciliegini. Disponili con la parte tagliata verso l’alto sulla placca del forno, foderata con l’apposita carta, e infornali a 60 gradi per circa 12 ore: e qui sta l’esercizio della pazienza! Ma puoi preparali anche il giorno prima o, se ti fidi del tuo forno, la notte. Quando li togli dal forno, salali appena e passaci sopra un filo d’olio, quindi tienili da parte. Ora prepara il pesto: lava e asciuga accuratamente le foglioline di mentuccia (tenendone via alcune per la decorazione finale); versa la mentuccia nel mixer insieme con i pinoli, i fagiolini bolliti, il pecorino grattugiato; un pizzico di sale grosso, un po’ di pepe bianco e l’olio d’oliva, a filo. Frulla finché avrai ottenuto un profumatissimo pesto, con cui condirai le trofie ben scolate dall’acqua di cottura. Aggiungi i pomodorini, mescola e completa con scaglie di pecorino e foglioline di mentuccia.

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