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Pragmatismo lumbard, radici romagnole, i Legnanesi e questa deliziosa Torta biscottata alla frutta secca (senza zuccheri aggiunti)

26 gennaio 2018

Che cos’avrà questa Lombardia che mi è tanto cara? Lasciamo stare il capoluogo che ho scelto come dimora anni fa, e la prima settimana giravo per la città con la cartina in mano perché mi sfuggiva perfino il percorso tra Duomo e San Babila.

Ha fatto presto a diventare “casa” questa Milano che mi è entrata subito nel cuore. I primi giorni guardavo dal basso la Madonnina tuta d’or e canticchiavo la canzone famosa nel mondo senza riuscire a ripetere una sola parola in dialetto e sotto sotto mi sentivo un po’ immigrata.

Ma l’ho voluta, Milano. E lei ha voluto me, perché me la sono subito sentita aderire addosso come un guanto che calza alla perfezione.

Ma la Lombardia? Adottare tutta una regione, quando vieni da una terra che ti possiede e non ti molla dentro, come la Romagna, non è poi così scontato. Io invece andavo a Varese e mi sentivo a casa (cosa che peraltro chissà perché mi succede tutt’ora); visitavo il lago di Como e mi commuovevo, presa tra la sensazione di esserci sempre stata e le evocazioni manzoniane, un autore che in questo feeling tra me e la Lombardia ha la sua parte di responsabilità.

E poi, tra le tante belle sorprese che questa terra mi ha riservato, ce n’è una da sempre, godereccia e popolare, che mi piace proprio tanto: la compagnia dei Legnanesi. La prima volta, ormai diversi anni orsono, non capii praticamente niente della commedia in dialetto, ma quante risate, che bel modo di fare teatro. Riuscii a coglierne comunque gli aspetti più veri: la dimensione della “corte”, la vita che si snoda tra bisbetiche vicine di casa, l’indole al pettegolezzo di ringhiera, qualche doppio senso, l’ironia spiccia e pungente…

Quanto basta, insomma, per tornare a teatro ogni anno a godermi questo spettacolo speciale. E a misurare, ascoltando i battibecchi tra la Teresa Colombo e la Mabilia, il mio idioma locale che via via si affinava sempre più.

Crocchie e fazzoletti, cortili e dispute di vicinato, del resto, mi erano familiari fin dall’infanzia: ai piani bassi, questa provincia italiana in fondo si assomiglia tutta. Tra un’espressione dialettale e un’arguzia non priva di malizia, trasmette valori che non passano mai di moda e tramanda quella solida, reale semplicità che alla fine vince sempre.

Un pragmatismo tutto lombardo che mi piace trasferire in questa torta rustica e secca, ricca di gusto, senza fronzoli, ma piena di sostanza. Come la mia amata Lombardia.

 TORTA BISCOTTATA ALLA FRUTTA SECCA SENZA ZUCCHERO

torta biscottata alla frutta secca

Cosa ti serve

300 g di frutta essiccata tipo: fichi secchi, prugne denocciolate, uvetta e qualche dattero

200 g di frutta a guscio, tipo: nocciole, noci, mandorle e pinoli

60 g di farina integrale

2 uova

2 cucchiai di olio extravergine d’oliva

1 cucchiaino raso di lievito per dolci

una grattugiata di noce moscata

1 cucchiaino di cannella in polvere

1 pizzico di sale

1 cucchiaino di zucchero di canna integrale a piacere

Come devi fare

Ammolla in acqua a temperatura ambiente le prugne, i datteri, i fichi secchi e l’uvetta. Trita grossolanamente l’altra frutta secca e tieni da parte. In una ciotola o nella planetaria versa le uova e l’olio e sbatti bene fino a ottenere un’emulsione liscia e omogenea. Versa ora nella stessa ciotola (o nella planetaria) la farina mischiata con il lievito e il sale e poi aggiungi la cannella e la noce moscata. Sbatti ancora bene per emulsionare. Nel frattempo fodera di carta da forno bagnata e strizzata una teglia rotonda o rettangolare purché piuttosto grande: il composto che ci verserai dovrà risultare molto basso. A piacere, spolverizza con lo zucchero di canna. Inforna a 160 gradi per circa 1 ora o comunque finché la torta assumerà un bel colore dorato (ma senza bruciare). Spegni e lascia riposare la torta nel forno spento per altri 15 minuti. Estrai il dolce dal forno e quando è raffreddato, taglialo a fette o a quadrotti.

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